Siete in visita a Trieste? Avete un'occasione speciale per visitare i musei della città senza pagare nessun biglietto! L'Amministrazione comunale di Trieste sta facendo dal 2012 un grande sforzo di promozione dell'offerta museale cittadina, che si è tradotto non solo nelle tante iniziative di rinnovamento degli allestimenti delle sedi, nell'organizzazione di mostre ed eventi, nell'ampliamento dell'offerta didattica, ma anche nella concessione di aperture gratuite per i residenti, che hanno risposto con entusiasmo affollando - ogni seconda domenica del mese - i tanti musei che dipendono dal Comune.
Per la domenica di Pasqua 2014, invece, il privilegio si estende a tutti, residenti e turisti, cioè a qualsiasi visitatore si presenti al Museo Revoltella, nei Musei civici di storia ed arte (Castello di San Giusto, Civico Museo di Storia ed Arte, Museo Sartorio, Museo d'arte orientale, Museo Teatrale Schmidl) e nei Musei Scientifici (Museo di storia naturale, Museo del Mare, Acquario, Orto botanico) e desideri scoprire i tanti tesori che vi sono conservati.
Ecco una galleria di immagini del Museo Revoltella dove si è aperta da poco una mostra, che in realtà è un riallestimento della galleria d'arte moderna, intitolata "Salon Revoltella. Il museo e le sue opere".
Il giorno di Pasqua sarà aperto gratuitamente dalle 10 alle 19.
sabato 19 aprile 2014
A Pasqua ingresso gratuito ai musei per tutti!
domenica 13 aprile 2014
"Salon Revoltella". Il Museo, le sue opere, i suoi autori

Nella maggior parte le opere aggiunte riguardano i pittori triestini di cui il museo possiede un vasto repertorio che tuttavia non può mai essere presentato al completo. In questo nuovo percorso invece, ciascun autore è presente con tutte le opere che figurano nell’inventario, naturalmente esposte in modo da utilizzare al massimo lo spazio e non sempre in condizioni di perfetta visibilità (proprio come nei famosi “Salon” parigini), ma è sicuramente meglio documentato in tutte le fasi della sua carriera grazie anche a molte opere inedite che non erano mai state viste. >>>
martedì 4 marzo 2014
Conversazioni sul contemporaneo al sesto piano
Nell'ambito delle attività che vanno sotto il titolo "Revoltella contemporaneo", e che si svolgono in parallelo alla mostra "Museo illuminato" (quattordici artisti in dialogo con gli ambienti ottocenteschi di Palazzo Revoltella), il curatore Lorenzo Michelli propone ogni settimana una conversazione su aspetti e figure significative dell'evoluzione dell'arte contemporanea, dagli anni Sessanta ad oggi.Le conversazioni hanno luogo al 6° piano, in mezzo alle opere di Fontana, Burri, Pomodoro, Capogrossi, ecc.
Il prossimo appuntamento è domani, mercoledì 5 marzo 2014 alle ore 17,30. Tema: Il "Palazzo Enciclopedico" della Biennale di Venezia: una piattaforma per le mille forme artistiche attuali.
Nell'ottica dell'individuazione delle ricerche emergenti nell'attualità, l'ultima edizione della biennale veneziana rappresenta infatti un ottimo strumento di indagine.
E’ per questo motivo che proprio questa rassegna è stata scelta dal curatore di questo ciclo di conversazioni, Lorenzo Michelli, come ultimo tema di analisi, con lo scopo di individuare alcune linee di ricerca e le proposte innovative che segnano il panorama artistico internazionale.
Il Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni ha sopreso gli spettatori innanzittutto per il nuovo taglio curatoriale attraverso il quale è stata costruita la mostra.
Il giovane critico infatti, con grande competenza e conoscenza, ha proposto un’incredibile miscellanea di opere ed autori, molti appartenenti al passato, creando di fatto un cortocircuito estetico tra storia e contemporaneità.
Nel corso dell'incontro verranno proiettate e descritte molte immagini scattate ai Giardini e all’Arsenale con l’obiettivo di evidenziare le numerose forme in cui l'artista contemporaneo - e in questo caso più che mai anche il curatore - si esprime.
La grande rassegna del 2013 - che tra l’altro ha riscosso un ottimo successo di pubblico a testimoniare che l’arte contemporanea incuriosisce ed attrae - ha messo in evidenza una serie di ricerche anche molto distanti fra loro; avvicinare queste opere, verificare le similitudini e le differenze con cui operano gli artisti, cercare agganci con il passato o con l’attualità è apparso, in questa edizione della Biennale, più che mai naturale, proprio perché la proposta curatoriale è stata molteplice, diversificata e ben orchestrata: il curatore si è fatto abile regista di suggestioni e lo spettatore ha potuto immergersi in una proposta di cui si è sentito parte integrante.
La Biennale, proprio per la sua cadenza e per il forte spirito internazionale che la contraddistingue, è il luogo perfetto per comprendere di volta in volta la ricerca contemporanea nella sua evoluzione e anche per chiarire i rimandi con l’arte del passato: è in sostanza una piattaforma generale per le ide, che dimostra che l’arte non è morta ma più viva che mai.
domenica 16 febbraio 2014
Ricordo di Dino Predonzani a 100 anni dalla nascita
Oggi, 16 febbraio 2014 ricorre il centenario della nascita di un grande artista triestino, Domenico (Dino) Predonzani, nato a Capodistria il 16 febbraio 1914 e morto a Trieste il 18 aprile
1994. Certamente si tratta di una delle
figure più interessanti e forse meno sondate nell’ambito dell’arte giuliana del
secondo dopoguerra. Predonzani non è stato solo un pittore aperto alla ricerca
e ai nuovi linguaggi, sperimentatore di tecniche e materie, è stato anche
finissimo disegnatore, incisore, decoratore per le navi di linea (nella foto vediamo un bozzetto a tempera, intitolato L'atollo, eseguito nel 1953 per la motonave Victoria) annoverato
tra i fondatori e gli insegnanti dell’Istituto Statale d’Arte di Trieste, sorto
nel 1955. Sin dagli esordi, negli anni Trenta, si è dedicato all’affresco, al
mosaico, alle arti applicate ponendosi come un artista
particolare, complesso, problematico. Tra tutti gli artisti vissuti e attivi a
Trieste nel cinquantennio, tormentato e cruciale, che va dalla fine degli anni trenta
agli anni settanta del Novecento, sembra il più vicino alle tensioni
esistenziali di certa lirica del Novecento, Montale innanzitutto. A tale vena
lirica lo accomuna il senso di incolmabile solitudine che il trauma della guerra
ha sollevato e il periodo postbellico non ha mai placato, l’intima
consapevolezza del male di vivere’, del dolore dell’uomo e della sua costante
ricerca di uno spiraglio d’uscita tra i grovigli che lo avviluppano e le
barriere che lo ostacolano, una via di salvezza che i poeti trovano nella
parola e un pittore come Predonzani trova soprattutto nelle varie espressioni
della sua arte. Il percorso pittorico e decorativo di Dino Predonzani, guidato sempre dall’inclinazione alla sintesi e all’universale, si sviluppa attraverso due esperienze fondamentali: la pittura in qualità di espressione lirica e privata, dell’intimo, dell’animo, della mente e del sogno; la decorazione, in particolare quella delle navi passeggeri, condotta per oltre venti anni, avviata con i progetti monumentali e le tecniche tradizionali degli esordi (affresco e mosaico), continuata con la decorazione sulle navi, ma anche con le decorazioni di terra, interventi all’interno di edifici di culto e scenografie per alcune opere teatrali. Il Museo Revoltella nel 2005 ha dedicato al pittore capodistriano la prima mostra antologica, intitolata “Sogni di mare e di terra”, che ha offerto l’occasione di vedere tutta la vasta e ramificata attività dell’artista, riunendo non solo oltre un centinaio di opere pittoriche e grafiche, ma anche un nucleo assai cospicuo e importante, in gran parte inedito, delle opere di decorazione navale. Tra le opere inedite, mai viste a Trieste, si collocavano anche alcuni lavori degli esordi: lo straordinario cartone esecutivo per l’affresco “Attesa ai ludi sportivi”, con cui Predonzani, giovanissimo, vinse il concorso per l’affresco alla XXI Biennale d’Arte di Venezia del 1938 e i bozzetti policromi (tempera su tavola) dedicati all’”Apoteosi di Roma” di cui vediamo qui "Roma imperiale",
eseguiti nel 1940 e suddivisi in due serie di quattro, con cui fu ammesso alla selezioni di primo e secondo grado del concorso per la decorazione in mosaico del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi (arch. Adalberto Libera), a Roma, in occasione della celebre, e mai realizzata, Esposizione Universale del 1942, nota come E42. La mostra, curata da Luisa Crusvar con la collaborazione di Natasha Pulitzer, creò un percorso che includeva tutte le fasi e le svolte fondamentali nell’attività di Dino Predonzani. L’ampio catalogo, ancora disponibile nella libreria del Revoltella, propone vari testi e testimonianze, corredate da un vastissimo e inedito apparato iconografico (ed. Museo Revoltella, 2005; testi di Luisa Crusvar, Giulio Montenero, Livio Schiozzi, Serena Paganini, Natasha Pulitzer, progetto grafico: Polystudio di Francesco Messina). Gran parte delle opere proveniva dall’Archivio privato dell’artista, conservato dagli eredi, in particolare da Lia Brautti.
Due opere emblematiche:
Figura, 1949Museo Revoltella
olio su tela, 91x65,5 cm
firmato e datato: dinopredonzani 1949
Provenienza: acquistata dal museo alla Biennale di Venezia del 1950
L’opera
è stata acquistata alla Biennale di Venezia del 1950, nell’ambito della quale
Predonzani figurava tra gli artisti invitati ed esponeva nella XL sala, con
altri dieci pittori (tra i quali il concittadino Carlo Hollesch), sei autori di
opere in bianco e nero e con alcuni scultori, come Fausto Melotti e Luciano
Minguzzi. Nella stessa occasione il Curatorio del Museo Revoltella aveva
acquistato anche Composizione con scacchi di Romeo Daneo e Orto in
Valle Lunga di Nino Perizi, sulla base di un piano d’incremento della
collezione museale che, per rispondere alle numerose proposte di vendita di
autori regionali, aveva stabilito di selezionare solo le opere già passate al
vaglio di giurie ufficiali come quelle della Quadriennale di Roma o la Biennale
di Venezia (si veda in proposito M. Masau Dan, “L’ansia della contemporaneità” in
Anni fantastici, p. 58).
Questo dipinto appartiene ad una fase molto importante del percorso artistico di Predonzani che, allievo di Grego-Maier, Sibellato e Cadorin, aveva conseguito a Venezia, nel 1938, la maturità artistica e la licenza dell’Accademia di Belle Arti; sempre nel ’38 aveva vinto il concorso per l’affresco alla Biennale di Venezia – dov’era tornato ad esporre, su invito, dieci anni più tardi - mentre nel 1949 aveva preso parte alla V Quadriennale di Roma e si era aggiudicato il I Premio alla “Mostra della Montagna” di Gorizia. Risale a quest’ultimo anno anche il presente lavoro, che rivela il raggiungimento della piena padronanza dei mezzi espressivi da parte dell’autore. Egli si dimostra qui particolarmente originale tanto nella scelta della gamma cromatica, dove stridono le tinte fredde e metalliche dei grigio-azzurri e il rosso acceso del piano dietro la figura, quanto nella resa del soggetto: una sproporzionata figura ermafrodita seduta su una sedia, come compressa all’interno dello spazio pittorico. La testa racchiusa nelle spalle, l’espressione mesta dello sguardo e il ventre pingue sembrano alludere, al pari della rosa stretta nella mano destra, che inizia a perdere le foglie, alla fugacità della vita e della bellezza. L’ambientazione da quinta teatrale, l’atmosfera sospesa e le ombreggiature del tutto inverosimili traspongono la scena in una dimensione enigmatica e surreale, forse ispirata dalla pittura visionaria del suo maestro veneziano Ercole Sibellato.
Il netto contrasto tra i due colori primari, rosso e blu, caratterizza anche un’altra opera di Predonzani di proprietà del Museo Revoltella, ossia la Natura morta datata 1948 e pervenuta nel 1955 grazie alla donazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio zone di confine. Nella produzione degli anni ’60 lo stile di Predonzani evolve verso l’astrazione, come documenta l’opera Composizione caduta, acquistata dal Revoltella nel 1972. Gli echi espressionisti, metafisici, surreali e astratti, rintracciabili nella sua produzione ad olio e nella grafica, convivono con un moderno classicismo nelle sue decorazioni navali, alle quali Predonzani si è dedicato a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta.
(Nicoletta Bressan)
Fonderia, 1959Questo dipinto appartiene ad una fase molto importante del percorso artistico di Predonzani che, allievo di Grego-Maier, Sibellato e Cadorin, aveva conseguito a Venezia, nel 1938, la maturità artistica e la licenza dell’Accademia di Belle Arti; sempre nel ’38 aveva vinto il concorso per l’affresco alla Biennale di Venezia – dov’era tornato ad esporre, su invito, dieci anni più tardi - mentre nel 1949 aveva preso parte alla V Quadriennale di Roma e si era aggiudicato il I Premio alla “Mostra della Montagna” di Gorizia. Risale a quest’ultimo anno anche il presente lavoro, che rivela il raggiungimento della piena padronanza dei mezzi espressivi da parte dell’autore. Egli si dimostra qui particolarmente originale tanto nella scelta della gamma cromatica, dove stridono le tinte fredde e metalliche dei grigio-azzurri e il rosso acceso del piano dietro la figura, quanto nella resa del soggetto: una sproporzionata figura ermafrodita seduta su una sedia, come compressa all’interno dello spazio pittorico. La testa racchiusa nelle spalle, l’espressione mesta dello sguardo e il ventre pingue sembrano alludere, al pari della rosa stretta nella mano destra, che inizia a perdere le foglie, alla fugacità della vita e della bellezza. L’ambientazione da quinta teatrale, l’atmosfera sospesa e le ombreggiature del tutto inverosimili traspongono la scena in una dimensione enigmatica e surreale, forse ispirata dalla pittura visionaria del suo maestro veneziano Ercole Sibellato.
Il netto contrasto tra i due colori primari, rosso e blu, caratterizza anche un’altra opera di Predonzani di proprietà del Museo Revoltella, ossia la Natura morta datata 1948 e pervenuta nel 1955 grazie alla donazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio zone di confine. Nella produzione degli anni ’60 lo stile di Predonzani evolve verso l’astrazione, come documenta l’opera Composizione caduta, acquistata dal Revoltella nel 1972. Gli echi espressionisti, metafisici, surreali e astratti, rintracciabili nella sua produzione ad olio e nella grafica, convivono con un moderno classicismo nelle sue decorazioni navali, alle quali Predonzani si è dedicato a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta.
(Nicoletta Bressan)
Collezione RAI Sede regionale del Friuli Venezia Giulia
Tecnica mista su tela, cm 76x118
“(…)
Non è un caso che anche l’opera di Dino Predonzani, un altro protagonista del
dopoguerra a Trieste, rappresenti una netta cesura tra due fasi della sua
carriera. Predonzani non si era inserito, come la gran parte degli artisti
contemporanei, nel filone post-cubista, ma, sulla solida base del classicismo
novecentista da cui era partito negli anni Trenta, aveva innestato una ricerca
nell’inconscio (legata a drammatiche esperienze di deportazione) che, dando
vita a una realtà deformata e inquietante, lo aveva avvicinato al surrealismo.
Ma, verso la fine degli anni Cinquanta, anche per le contemporanee esperienze
di decoratore navale, che lo portano a sperimentare le molte possibilità della
materia, Predonzani si converte decisamente a una pittura astratto-informale,
nella quale riversa con esiti piuttosto brillanti tutto il suo raffinato
mestiere. Fonderia è un’opera del
1959 particolarmente rappresentativa della fase materica di Predonzani, da cui
sparisce ogni traccia di figurazione e l’artista lavora sull’organizzazione
dello spazio e sulle superfici, facendo affiorare incrostazioni, crepe,
fenditure, colate, grumi che addensano la luce e lasciano intravvedere oscure
profondità. Di lì a poco (1960), per la nave Leonardo da Vinci, Predonzani eseguirà dei pannelli decorativi sul
tema dei “Fiumi sotterranei”.”
(Dal
catalogo della mostra “Era il 1964. La collezione d’arte della RAI per il nuovo
palazzo”
Maria
Masau Dan e Isabella Reale, “Arte
e territorio. La collezione d’arte della RAI”)Altre opere di Dino Predonzani:
lunedì 10 febbraio 2014
Un autore al giorno: Giovanni Muzzioli, di Modena
Tra i primi acquisti fatti dal Museo Revoltella pochi anni dopo la sua fondazione, avvenuta nel 1872, c'è un dipinto di soggetto storico firmato dal modenese Giovanni Muzzioli (1854-1894), "L'offerta nuziale". A quel tempo (era il 1884) il Curatorio del museo, cioè l'organismo di gestione a cui erano affidate le scelte delle opere da acquistare, aspirava ad entrare in possesso di soggetti storici, ritenuti di maggiore pregio rispetto ai paesaggi, ai ritratti e alle scene di genere già posseduti.
Il dipinto presenta una ricostruzione del rito nuziale romano con una fedeltà assoluta ai dati documentari e archeologici. Anche la composizione, rigidamente compresa tra il piano del riguardante e il basamento del tempio, decorato di bassorilievi e coronato dall'elegante balaustrata marmorea, ribadisce il senso "classico" di ordine e misura suggerito anzitutto dalla nitida tecnica esecutiva. Anche la scelta rigorosa e "purista" dell'illuminazione zenitale é funzionale alla chiarezza visiva di Muzzioli, che dimostra anche in questa occasione, di subire il fascino della ricerca verista di Alma Tadema e della contemporanea scuola accademica anglosassone.
L'opera costituisce uno degli acquisti auspicati dal
conservatore Alfredo Tominz nella relazione al Curatorio del Museo
sull'Esposizione Nazionale di Torino del 1884, dove il dipinto si trovava in
mostra nella sala XXI. Richiesti a Torino i prezzi dei dipinti, l'opera é
dichiarata vendibile per 5.500 lire. Contattato direttamente l'autore se ne ottiene
un ribasso a lire 4.000. Il pittore accetta l'offerta e ringrazia il Curatorio
per aver scelto l'opera che, sottratte le 25 lire necessarie per la spedizione,
viene pagata all'autore lire 3.975.
Il dipinto fu esposto nel 1894 alla mostra organizzata per commemorare
l'artista in Modena, ma il prestito non venne concesso per l'esposizione
veneziana del 1903.
L'”Offerta nuziale”
si configura come uno degli esiti migliori del pittore modenese e si colloca
nel pieno della sua maturità artistica. La tela era stata così segnalata da
Tominz: " ... ha molti pregi per l'artista essendo lavoro di una tecnica
eccezionale, ma non di grande effetto per l'occhio profano". Il dipinto
presenta una ricostruzione del rito nuziale romano con una fedeltà assoluta ai
dati documentari e archeologici. Anche la composizione, rigidamente compresa
tra il piano del riguardante e il basamento del tempio, decorato di
bassorilievi e coronato dall'elegante balaustrata marmorea, ribadisce il senso
"classico" di ordine e misura suggerito anzitutto dalla nitida
tecnica esecutiva. Anche la scelta rigorosa e "purista"
dell'illuminazione zenitale é funzionale alla chiarezza visiva di Muzzioli, che
dimostra anche in questa occasione, di subire il fascino della ricerca verista
di Alma Tadema e della contemporanea scuola accademica anglosassone.
Muzzioli Giovanni
(Modena 1854 - ivi 1894)
Modenese di nascita, inizia il proprio alunnato
artistico presso la locale Accademia manifestando, sin dall'inizio, una certa
propensione alle istanze veristiche che sembrano avvicinarlo al linguaggio di
Domenico Morelli. E’ questo il caso del giovanile Torquato Tasso
all'Ospedale di Sant'Anna (Modena, Galleria Poletti) che gli vale il Premio
Poletti nel 1872. In virtù della conseguente borsa di studio, l'artista ha modo
di soggiornare a Roma per un triennio (1873-75), durante il quale è allievo di
Podesti, e a Firenze per il successivo 1876. Nel dipinto Poppea si fa
portare la testa di Ottavia del 1875 (Modena, Galleria Poletti), Muzzioli
propone una ricostruzione storica minuziosa, inverata da un linguaggio formale
realistico, forse sostenuto dall'ausilio del mezzo fotografico, come anche ne La
danza delle spade del 1878 (Modena, Raccolta Provinciale). Questo
linguaggio veristico applicato alla puntigliose ricostruzioni d'ambiente per i
soggetti storici hanno indotto la
critica a definirlo un Alma Tadema italiano. Concorrono in effetti alla
determinazione del suo stile vari
influssi, che hanno modo di esercitarsi per la frequentazione dello
studio di Nino Costa, dove il Muzzioli può incontrare Leighton e, appunto, Alma
Tadema, i rappresentanti del classicismo accademico inglese.
A partire
dagli anni Ottanta la pittura di Muzzioli, trasferitosi a Firenze dal 1876 e
divenuto artista di fama consolidata anche oltre i confini nazionali, si
avvicina agli esiti dei macchiaioli del Caffè Michelangelo, che frequenta
insieme a Lega e Fattori. Si ricordano per questi anni Al tempio di Bacco
(Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), premiato a Milano nel 1881, l'Offerta
Nuziale (Trieste, Museo Revoltella), in mostra a Torino nel 1884, e il Baccanale esposto a Milano nel
1886 e poi a Parigi , al Salon del 1889.
I Funerali
di Britannico (Ferrara, Museo Civico d'Arte Moderna) sono considerati il
suo capolavoro. L'opera, esposta a Bologna nel 1888 tra gli applausi della
critica, sembra indirizzarsi verso le esperienze cromatiche che saranno proprie
del divisionismo.
La produzione
tarda si pone sulla linea dei macchiaioli, con quadri di paesaggio in cui
l'attenzione luministica, da sempre filo conduttore nell'arte di Muzzioli, trova
il modo di sganciarsi dalla solida impalcatura disegnativa che caratterizzava
la pittura a soggetto storico. Notevoli anche le prove nel campo della pittura
di genere e della ritrattistica: un nucleo consistente di ritratti si trova al
Museo Civico di Modena, la città natale che lo vide rientrare da Firenze per
morirvi, a soli quarant'anni, nel 1894.
scheda di A. Drigo
venerdì 7 febbraio 2014
Le immagini della serata dedicata a Ugo Guarino
Nelle foto di Gianni Peteani alcuni momenti dell'incontro.
martedì 4 febbraio 2014
Chi è Ugo Guarino? Omaggio all'artista dal Museo Revoltella
A Ugo Guarino, pittore, scultore e grafico, nato a Trieste nel 1927 e tuttora presente sulla scena nazionale con la vignetta che ogni
giorno correda la pagina delle “Lettere e commenti” del “Corriere della Sera”,
il Museo Revoltella dedica un incontro a più voci che si terrà mercoledì 5
febbraio 2014, alle ore 18, nell’auditorium
del museo, non solo per rendere omaggio a un grande artista legatissimo alla
sua città alla vigilia del suo
ottantasettesimo compleanno, ma anche per dare al pubblico alcune anticipazioni
sulla grande mostra che si sta preparando in collaborazione con la Fondazione
Corriere della Sera, e che verrà inaugurata tra maggio e giugno.
Interventi: Franco
Miracco, Maria Masau Dan, Francesca Tramma e Silvia Magistrali (Fondazione
Corriere della Sera di Milano), Michele Zanetti, Peppe Dell’Acqua, Franco
Rotelli, Guido Botteri e Claudio Ernè >>>
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