mercoledì 22 maggio 2013
Carlo Scarpa e i suoi giardini. Il 23 maggio incontro con Domenico Luciani
Penultimo
appuntamento, al Museo Revoltella, del ciclo “I giovedì della primavera”
iniziato alla fine di marzo e collegato alla manifestazione “Horti tergestini”in
collaborazione con la cooperativa Monte San Pantaleone. Ospite dell’incontro
del 23 maggio alle ore 18, nell'auditorium del museo, sarà Domenico Luciani, trevigiano, specialista nel paesaggio e
direttore per ventidue anni, dal 1987 al 2009 della Fondazione Benetton Studi
Ricerche. In quest’ambito ha creato il “Premio internazionale Carlo Scarpa per
il giardino” giunto quest’anno alla ventiquattresima edizione. >>>
domenica 19 maggio 2013
Cosa c'è dietro le polemiche giornalistiche sulle donazioni
Infatti sono solo i numeri delle presenze e i giudizi del pubblico a determinare la qualità della gestione, qualsiasi sia il servizio offerto, culturale o commerciale. Chi non frequenta e non conosce veramente un luogo, che sia un negozio o un museo, non ha il diritto di giudicarlo.
Ma c’è qualcuno che pensa di sapere tutto e di poter dire tutto sui musei solo “per sentito dire” o sulla base di“impressioni”. E’ una categoria di giornalisti che talvolta sembra avere a cuore i musei più di qualsiasi altro tema cittadino. >>>
Storia delle donazioni al Museo Revoltella.1993-2003
Il Museo Revoltella è stato oggetto, negli ultimi tempi, di qualche intervento polemico sul quotidiano "Il Piccolo" a proposito di un presunto disinteresse dell'istituzione nei confronti di alcune opere proposte in dono. Sono state scritte molte inesattezze, senza che sia stato possibile replicare sul giornale con l'ampiezza che certe accuse, del tutto infondate, meriterebbero.Fortunatamente ci sono canali alternativi per comunicare la verità dei fatti.
Vale la pena allora "rispolverare" un intervento di dieci anni (conferenza tenuta dalla direttrice Maria Masau Dan il 17 aprile 2003 su invito del Rotary Club) fa sulle donazioni ricevute dal museo nel decennio 1993-2003.
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"LO SVILUPPO DEL MUSEO REVOLTELLA NELL'ULTIMO DECENNIO"
La crescita
delle collezioni del Museo Revoltella nei suoi centotrenta anni di storia è
stata caratterizzata da un considerevole aumento del numero delle opere (il lascito
del fondatore, nel 1869, comprendeva appena un centinaio di pezzi) che sono
arrivate, oggi, a quattromila unità con un incremento medio di una trentina di
opere all’anno, ma soprattutto da un significativo aumento di valore del
patrimonio dovuto al fatto che nella politica degli acquisti si è tenuto conto
certamente dei contenuti culturali ma anche dell’importanza dell’investimento.
Se al momento
della fondazione il valore dell’immobile lasciato dal barone Revoltella era di
gran lunga superiore a quello dei dipinti, delle sculture e degli arredi che vi
erano conservati, oggi si può dire, tenendo presente che i palazzi sono tre e
sviluppano una superficie di 8000 mq, il valore del contenuto e del contenitore
sono pressoché equivalenti.Naturalmente queste considerazioni si devono fare sempre in subordine alle valutazioni delle potenzialità culturali del patrimonio d’arte custodito nel museo, in cui vi sono moltissimi oggetti che non hanno che un minimo valore commerciale, ma sono importanti tasselli per la conoscenza del passato.
Che per ingrandire un museo siano indispensabili risorse finanziarie adeguate, del resto, lo aveva capito lo stesso barone Revoltella, il quale aveva provveduto a integrare il lascito immobiliare con una dotazione finanziaria di 100.000 fiorini che, opportunamente investiti, (come è poi avvenuto almeno fino al 1914), avrebbero consentito all’istituzione non solo di vivere ma anche di crescere attraverso gli acquisti giudicati interessanti o necessari dal Curatorio.
Dunque il rapporto tra l’importanza di un museo e le sue risorse finanziarie è molto stretto ed è doveroso in ogni caso, da parte di chi gestisce una struttura di questo tipo – soprattutto un istituto come il Revoltella che si occupa di una materia decisamente legata all’andamento del mercato e non di oggetti in cui prevale il valore simbolico, come i reperti archeologici, ad esempio – tenga sempre conto del fatto che gli acquisti, quando è possibile, devono essere anche dei buoni investimenti. Può sembrare un’osservazione superflua, ma non lo è se si conosce il meccanismo assai delicato e complesso che regola i rapporti tra i musei pubblici e il mercato dell’arte che non di rado vede nell’acquirente pubblico un cliente molto più “facile” e una prospettiva di guadagno più interessante. Fortunatamente, però, lo sviluppo di un museo d’arte moderna avviene anche, e in larga misura, attraverso le donazioni, che nel caso del Museo Revoltella rappresentano più della metà delle acquisizioni fatte nel corso della storia e che hanno svolto una funzione molto importante, cioè quella di legare il museo al tessuto sociale cittadino diventandone uno specchio molto fedele e prestigioso.
Molte collezioni private ottocentesche e di epoche più recenti hanno fatto confluire nel grande patrimonio del museo più di 1500 opere e hanno permesso, non solo di documentare artisti e scuole importanti , ma anche di creare un’ampia base di materiali che consente di istituire significativi confronti e condurre ricerche molto proficue sui periodi che ci interessano.
Ne è ben consapevole l’Università di Trieste che ha affidato moltissime tesi di laurea sull’Ottocento e sul Novecento contando proprio sulla vastità e sulla varietà della collezione del Museo Revoltella.
Le donazioni
hanno avuto un’importanza eccezionale soprattutto nell’ultimo decennio, quando
– dopo la riapertura seguita alla lunga chiusura per ristrutturazione – è
iniziato un nuovo corso, che ha visto diminuire
le risorse finanziarie per gli acquisti e aumentare quelle destinate
all’organizzazione delle mostre temporanee.Le possibilità di fare degli acquisti sono diminuite, comunque, anche a causa della lievitazione dei prezzi dell’arte contemporanea, in particolare di quegli artisti degli anni Ottanta e Novanta che sarebbe necessario oggi rappresentare nella collezione per continuare il percorso del Novecento, interrottosi purtroppo all’inizio degli anni Settanta.
In attesa di ritrovare il giusto equilibrio tra sviluppo del museo e attività di valorizzazione, le donazioni che sono pervenute negli anni scorsi hanno comunque permesso al museo di crescere e di acquisire pezzi che si sono inseriti perfettamente nel percorso museale aumentando considerevolmente il valore complessivo delle raccolte. La provenienza delle donazioni è piuttosto varia. In alcuni casi è continuata una specie di tradizione di famiglia, come in quello della famiglia Hausbrandt, cominciata con l’iniziativa di Roberto Hausbrandt che nel 1958 ha donato un’eccezionale collezione di più di cinquanta autoritratti, aggiungendo qualche altro pezzo nei primi anni Novanta, e continuata fino ad ora dai figli, che proprio qualche mese fa hanno donato al museo un bellissimo Autoritratto di Leonor Fini.
Un’altra
eredità, diciamo così, familiare è quella che è stata trasmessa da Marta Gruber,
che ha donato un cospicuo numero di dipinti, disegni e stampe appartenuti a suo
nonno Silvio Benco, e poi passati alla
figlia e alle nipoti. Un dono inaspettato è stato quello della signora Nelly
Bois de Chesne che ha nominato anche il Museo Revoltella erede delle sue
proprietà lasciando una serie di dipinti dell’Ottocento di straordinario
pregio, tra cui pezzi molto belli di Filippo Palizzi e Domenico Induno. E’
molto importante, naturalmente, proprio per quella funzione di collegamento con
la società cittadina, ricevere in dono opere che hanno un particolare
significato nella storia di una famiglia. Ne è un esempio il bellissimo
ritratto dell’architetto Fogolin di Bruno Croatto, pervenuto per testamento
dalla figlia Giuliana o il nucleo di opere di Nino Perizi donato da sua figlia
poco dopo la scomparsa dell’artista, nel 1994. Molto frequenti sono le
donazioni degli artisti stessi: Edo Murtic, Ennio Cervi sono le ultime in
ordine di tempo. Altrettanto significativo è per un museo sentire vicino il mondo
dei collezionisti, percepire in loro un interesse per l’arte che va oltre il
senso di proprietà e che li fa sentire solidali con le istituzioni nel
perseguire il dovere di raccogliere e trasmettere al futuro le testimonianze
culturali. Si possono citare i casi di Lucio Rocco e di Annamaria Luciani, dai
quali qualche anno fa sono stati donati dipinti di Craglietto e di Sormani o
quello del dott. Flavio Tossi studioso e collezionista di Cesare dell’Acqua che
ha donato un bellissimo autoritratto dell’artista. Ma la donazione più singolare e, per certi versi, più importante, di questa nuova fase storica del Museo Revoltella è la donazione di Giulio Kurlaender, imprenditore triestino che ha destinato 500 milioni al museo affinché potesse acquisire opere di artisti triestini o in qualche modo legati a Trieste. Questa somma è stata quasi totalmente impegnata ed è servita ad assicurare alla collezione del museo opere veramente importanti in cui figurano quasi tutti gli artisti più rappresentativi di questa realtà: Tominz, dell’Acqua, Rietti, Fittke, Marussig, Bolaffio, Fonda, Sbisà, Hermann Lamb, Cambon, Dudovich, Spazzapan, Croatto, Rosignano.Da ultimo è importante ricordare anche che il Rotary Club di Trieste nel 1996 ha donato una scultura di Antonio Guacci in occasione della mostra antologica dedicatagli dal museo.
Maria Masau Dan
Direttore del Museo Revoltella
Trieste, 17
aprile 2003
nelle foto: F. Palizzi, La pastorella, donazione Bois de Chesne; Leonor Fini, Autoritratto (Le chapeau rouge), dono Hausbrandt; Bruno Croatto, Ritratto di Delia Benco, dono Marta Gruber; Luigi Spazzapan, Ritratto di Oscar Brunner, dono Kurlaender.
nelle foto: F. Palizzi, La pastorella, donazione Bois de Chesne; Leonor Fini, Autoritratto (Le chapeau rouge), dono Hausbrandt; Bruno Croatto, Ritratto di Delia Benco, dono Marta Gruber; Luigi Spazzapan, Ritratto di Oscar Brunner, dono Kurlaender.
venerdì 10 maggio 2013
Il Museo casa mia 2013. La pittura a Trieste nel primo 800: Giuseppe Bernardino Bison e Giuseppe Tominz
Giuseppe Bernardino Bison
(Palmanova 1762 – Milano 1844)
La sua formazione artistica ha inizio a Brescia, dove si era trasferito con la famiglia quando era ancora ragazzo. Qui studia disegno con Romani (restauratore) e con Gandini (prospettico). A Venezia, dove risiede dal 1797, sperimenta il chiaroscuro con l’incisore Anton Maria Zanetti il Giovane, segue poi all’Accademia i corsi di Costantino Cedini, seguace del Tiepolo e insegnante di Figura e dello scenografo Antonio Mauro, insegnante di prospettiva. A Venezia conosce molti artisti e, soprattutto, incontra Antonio Selva, che intuendo le doti decorative di Bison, lo conduce con sé a Ferrara, nel 1787, per impiegarlo come ornatista nel palazzo Bottoni. Dopo questa prima esperienza e fino al 1800 Bison si afferma, come frescante, per lo più a Padova e dintorni e nella Marca Trevigiana. Dopo un breve periodo a Udine, giunge a Trieste (1802 circa), dove si stabilisce per un ventennio, lavorando ininterrottamente e con ampio consenso.
A Trieste, oltre a una florida produzione di dipinti ‘da cavalletto’ di grande piacevolezza inventiva e coloristica, è impegnato come scenografo e decoratore di interni in diversi edifici di rilievo, quali Palazzo Carciotti (1805), il palazzo delle Vecchia Borsa (1807), la Chiesa di Santa Maria Maggiore (1816) e Villa Segrè-Sartorio. Durante la permanenza triestina è attivo anche a Zara, a Gorizia, a Lubiana e in Istria. Lascia Trieste nel 1831 e si trasferisce a Milano, dove continua la sua attività artistica fino alla morte nel 1844, spesso in collaborazione con il figlio Giuseppe.
I dipinti del Museo Revoltella
Nelle sale del museo sono esposte le opere più rappresentative del pittore, testimoni del suo linguaggio stilistico vivace e fantasioso, ben evidente nelle tre vedute fantastiche intitolate: Paesaggio, Paesaggio con rovine e Tempio romano, in cui l’artista inserisce liberamente elementi architettonici antichi in paesaggi favolosi e di grande suggestione romantica.
Oltre ai capricci di ascendenza tardo settecentesca, si può vedere al centro della sala una splendida veduta di Venezia sotto la neve (Venezia con la neve e le maschere), eseguita all’epoca della permanenza triestina di Bison, in cui è rintracciabile la tradizione del vedutismo veneziano settecentesco, arricchito e vivacizzato dalle figurine in primo piano, cifra stilistica inconfondibile dell’artista palmarino.
Dell’attività in ambito teatrale di Bison non si conserva purtroppo alcuna documentazione (decorò, tra l’altro, un palco al Teatro Nuovo 1807), ma il Museo Revoltella conserva alcuni preziosi dipinti-bozzetti per le scene del Don Giovanni di W. A. Mozart
I 4 bozzetti del Revoltella, rispettivamente preparatori per la scena de Il Duello (Scena Prima Atto I), de La sfida (Scena XV Atto II), de Il convito (Scena XVII Atto II) e de L’inferno (penultima scena del l’Atto II), giunsero nelle collezioni tramite il legato Carlo e Maria Piacere (1940).
A Trieste, l’opera di Mozart fu rappresentata per la prima volta al Teatro Grande il 26 dicembre 1842, quando Bison si trovava già a Milano. Egli fu probabilmente incaricato di curare la scenografia, o meglio, la fase preparatoria mediante la creazione dei “bozzetti” di scena.
I bozzetti, per quanto di piccole dimensioni, sono dei veri “capolavori”.
Possiedono un loro valore tanto dal punto di vista pittorico che da quello scenografico. Appartengono ancora a questa serie importante di opere di Bison legate al teatro, altre due scene di proprietà del Museo Revoltella:
una seconda versione de L’inferno (olio su tavola, 12x18 cm), di piccole dimensioni ed una piccola tela raffigurante il Ballo in maschera (olio su tela, 26x36 cm), sicuramente da riferirsi alla scena XXI dell’Atto I del Don Giovanni.
A completare la sala è stato collocato su cavalletto il ritratto che il pittore Giuseppe Tominz, collega più giovane di Bison e suo grande ammiratore, gli dedicò intorno al 1830.
Giuseppe Tominz (Gorizia 1790 – Gradiscutta 1866)
Fu
qui che divenne uno dei più ricercati ritrattisti della facoltosa borghesia
triestina, grazie alla sua straordinaria abilità nel rendere con perfetta somiglianza le fisionomie e il carattere dei committenti, oltre che i loro gioielli, gli abiti, gli accessori e gli arredi. In molti corsero ad ammirare il suo talento in occasione della sua prima mostra personale, tenutasi nel luglio del 1830 alla Sala Miglietti, dove espose una quarantina di ritratti. Nello stesso anno, e nuovamente nel ‘31, Tominz partecipò anche alle Esposizioni annuali di Belle Arti organizzate dalla Società di Minerva. Nel 1835 tenne una nuova mostra personale della Sala del Ridotto, nel teatro cittadino, dove espose più di cinquanta ritratti. In quest’epoca egli aveva già realizzato molti dei suoi lavori più noti: i ritratti delle famiglie Moscon, Buchler, de Brucker e Frussich; il celebre Autoritratto del Museo Revoltella ed altri ancora. Nello stesso 1835 eseguì i ritratti di Giuseppe e Fanny de Toppo, di collezione privata. Quest’ultima, riportando l’esperienza nel suo diario personale scrisse: “egli è molto abile e coglie benissimo la rassomiglianza. Tutti quelli che ha dipinto finora sono tanto riusciti da sembrare realmente presenti sul quadro. Ha sempre molto da fare con gli inglesi, ma bisogna posare tre ore consecutive, poi ancora una volta mezz’ora”. Nei lavori degli anni cinquanta, spesso realizzati in collaborazione con il figlio Augusto, che sarà anche il primo conservatore del Museo Revoltella fino alla sua morte (1872 – 1883), le pose si fecero più rigide e i volti sempre più piatti e inespressivi. A ciò concorse l’influenza esercitata dal mezzo fotografico, che anche a Trieste ebbe grande fortuna. Trascorso il turbinoso Quarantotto a Gorizia, Tominz fece ritorno a Trieste nel 1850, ma vi rimase solo altri cinque anni. La sua vista si era indebolita e con essa anche la possibilità di soddisfare l’esigente committenza triestina. Decise così di abbandonare la città e di ritornare a Gorizia. Visse gli ultimi anni in compagnia del fratello Francesco, nella vecchia villa di campagna a Gradiscutta del Vipacco, dove si spense il 24 aprile 1866.
triestina, grazie alla sua straordinaria abilità nel rendere con perfetta somiglianza le fisionomie e il carattere dei committenti, oltre che i loro gioielli, gli abiti, gli accessori e gli arredi. In molti corsero ad ammirare il suo talento in occasione della sua prima mostra personale, tenutasi nel luglio del 1830 alla Sala Miglietti, dove espose una quarantina di ritratti. Nello stesso anno, e nuovamente nel ‘31, Tominz partecipò anche alle Esposizioni annuali di Belle Arti organizzate dalla Società di Minerva. Nel 1835 tenne una nuova mostra personale della Sala del Ridotto, nel teatro cittadino, dove espose più di cinquanta ritratti. In quest’epoca egli aveva già realizzato molti dei suoi lavori più noti: i ritratti delle famiglie Moscon, Buchler, de Brucker e Frussich; il celebre Autoritratto del Museo Revoltella ed altri ancora. Nello stesso 1835 eseguì i ritratti di Giuseppe e Fanny de Toppo, di collezione privata. Quest’ultima, riportando l’esperienza nel suo diario personale scrisse: “egli è molto abile e coglie benissimo la rassomiglianza. Tutti quelli che ha dipinto finora sono tanto riusciti da sembrare realmente presenti sul quadro. Ha sempre molto da fare con gli inglesi, ma bisogna posare tre ore consecutive, poi ancora una volta mezz’ora”. Nei lavori degli anni cinquanta, spesso realizzati in collaborazione con il figlio Augusto, che sarà anche il primo conservatore del Museo Revoltella fino alla sua morte (1872 – 1883), le pose si fecero più rigide e i volti sempre più piatti e inespressivi. A ciò concorse l’influenza esercitata dal mezzo fotografico, che anche a Trieste ebbe grande fortuna. Trascorso il turbinoso Quarantotto a Gorizia, Tominz fece ritorno a Trieste nel 1850, ma vi rimase solo altri cinque anni. La sua vista si era indebolita e con essa anche la possibilità di soddisfare l’esigente committenza triestina. Decise così di abbandonare la città e di ritornare a Gorizia. Visse gli ultimi anni in compagnia del fratello Francesco, nella vecchia villa di campagna a Gradiscutta del Vipacco, dove si spense il 24 aprile 1866.
Domenica 12 maggio ingresso gratutito per i triestini e presentazione dei "centri estivi"
Domenica 12 maggio, a Trieste torna l’appuntamento mensile con
“Museo casa mia”, le domeniche a ingresso gratuito per i triestini. Ogni
seconda domenica del mese, infatti, fino alla fine dell’anno i nati e i
residenti a Trieste potranno entrare liberamente nei musei della città, e cioè:
Castello di San Giusto, Museo civico di storia ed arte e orto lapidario, Museo
Sartorio, Museo Revoltella, Museo d’arte orientale, Museo teatrale “Schmidl”,
Museo Morpurgo, Museo di Storia Patria, Museo di storia naturale, Acquario,
Museo del Mare.
Un
grande patrimonio, storico, artistico e scientifico che forse non tutti
conoscono o non hanno modo di frequentare abbastanza. I visitatori che
rientrano negli aventi diritto ritireranno una speciale tessera nominativa che
permetterà – anche in seguito – di usufruire dei vantaggi offerti ai residenti
per tutto l’anno.
ECCO LE NOVITA’ PROPOSTE DAI MUSEI PER QUESTA DOMENICA
Al Revoltella, vista la
coincidenza con l’uscita della monografia su Giuseppe Bernardino Bison nella
collana d’arte della Fondazione CRTrieste, viene proposto un itinerario
nell’arte della Trieste neoclassica in cui risaltano le opere di Giuseppe
Bernardino Bison e quelle di Giuseppe Tominz.
Il Museo Sartorio invece, offre al primo piano una
piccola mostra di stampe di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) appartenute
a Giuseppe Sartorio e da questi donate nel 1910 alla città.
Al Museo d’arte orientale,
invece, verranno proposti al
pubblico due dipinti della seconda metà dell’Ottocento raffiguranti scene di
interni: La famiglia Fabricci di Eugenio Scomparini e La bambina ritrovata di Antonio Rotta. Come per le due
opere esposte nei mesi precedenti, anche in questo caso le tele sono state
scelte nelle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte per dialogare con
gli oggetti del museo: in entrambe, infatti, compare un grande vaso cinese in
porcellana, elemento di arredo che segnala la diffusa passione che i
collezionisti manifestavano in quegli anni per le cineserie.
Sempre al Museo
d’arte orientale come di
consueto, ci sarà il laboratorio artistico per i più piccoli a cura della dott.
Serena Paganini (dalle 10 alle 11.30).
Domenica 12 maggio sarà inoltre l’ultimo giorno utile per visitare
la mostra “Celeste Aida” al Museo
teatrale “Schmidl”.
PRESENTAZIONE
DEI CENTRI ESTIVI NEI MUSEI
Infine, novità dell’estate 2013, il Comune lancia questa domenica
i “Centri estivi nei musei”, che tra giugno e luglio, a cura degli
operatori didattici dei musei, coinvolgeranno il Museo teatrale, il Museo
Sartorio e il Museo Revoltella. Domenica i genitori interessati potranno
ricevere dagli stessi operatori molte informazioni e inserire i figli nella
lista delle preiscrizioni.
I CENTRI ESTIVI DEL MUSEO
SARTORIO E DEL MUSEO TEATRALE
“rEstate al Museo… in
viaggio nel tempo”.
Una settimana di storie, suoni e colori per bambini dai 6 agli 10 anni. Un
centro estivo molto speciale…
Per la prima volta i bellissimi spazi del Museo Sartorio e del
Museo Teatrale ospiteranno i bambini per un’intera settimana all’insegna del
divertimento, dell’arte, della storia, del teatro e della musica.
Un sorprendente viaggio nel tempo trasporterà i piccoli
partecipanti nella Trieste dell’Ottocento alla scoperta di come si viveva tanti
e tanti anni fa… Con giochi e laboratori, e attraverso le ricchissime
collezioni dei due musei, si sperimenterà come in quel lontano passato si
passava il tempo, come si ascoltava la musica, cosa si mangiava, come si
scriveva, come si viaggiava, quali giochi si facevano e molto altro ancora…
Nella casa della ricca famiglia Sartorio tra accoglienti salotti e
opere d’arte, sale da ballo e da pranzo, libri polverosi, percorsi segreti,
un’incredibile cucina e un fresco e ombroso giardino si scoprirà come si accoglievano gli ospiti, si
faceva musica, si parlava d’affari, si davano grandi feste, ci si spostava in
carrozza, ci si circondava di cose belle e si immaginavano mondi lontani e
sconosciuti.
E come si andava a teatro. Sì, perché la vita teatrale era vivace
a Trieste… Al Museo Teatrale, e in una speciale visita al Teatro Verdi, si farà
conoscenza con i tanti mestieri del teatro, si entrerà nel vero laboratorio di
un liutaio, si conosceranno tanti strumenti musicali, si giocherà con i magici
teatrini di marionette…
Il centro estivo è curato da Marta
Finzi e Anna Krekic,
operatori didattici dei Musei Civici.
VISTE GUIDATE DI PRESENTAZIONE DELL'INIZIATIVA DOMENICA 12 MAGGIO
Museo Sartorio ore 10.00 e ore 11.30 (dott.ssa Anna Krekic)
Museo Teatrale ore 10.00 e ore 11.30 (dott.ssa Marta Finzi)
* * * * *
I
“CAMPUS” ESTIVI DEL MUSEO REVOLTELLA
"Settimane
a colori"
Mini corso di storia dell'arte - visite animate alla collezione del Museo - aboratori didattici-creativi
al Revoltella dei bambini per bambini dai 6 ai 10 anni
I Servizi educativi del Museo Revotella intendono offrire un modo piacevole di
trascorrere le mattinate estive in
un ambiente meraviglioso, a contatto con l’arte, tra le opere della galleria
d’arte moderna, ma anche respirando il clima dell’Ottocento nelle stanze della
residenza storica del Barone Revoltella, nonché in uno spazio fatto apposta per i bambini
e attrezzato per le attività manuali, di disegno e di lettura. I partecipanti
alle attività avranno la possibilità di conoscere la storia dell’arte (naturalmente “a loro misura”), di
conoscere la storia del Museo Revoltella, osserveranno vari soggetti nelle
opere d’arte a cui ispirarsi per realizzare disegni
ed elaborati artistici ma impareranno anche come si svolge la vita
quotidiana di un museo.
In ogni giornata le attività saranno molte: dopo l’accoglienza del
mattino, ci sarà un’ introduzione del tema della giornata e una mini lezione di
storia dell’arte con giochi e quiz seguita dalla pausa merenda (da consumare
nella terrazza del quinto piano del Museo o nella caffetteria, in caso di
maltempo). Ogni mattina prevede una visita animata al Museo per vivere
quotidianamente il contatto
con le opere d’arte e un momento di elaborazione creativa. La giornata si conclude fornendo ai
bambini materiali, kit e tutorial per produrre elaborati artistici anche a
casa, per continuare a divertirsi e magari anche ad appassionarsi all’arte.
Per venire incontro alle esigenze delle famiglie l’orario sarà
flessibile e ci sarà la possibilità di consumare in Museo un pranzo al sacco.
Per informazioni contattare il Museo Revoltella al numero 040-6754350 o all’indirizzo
didattica_revoltella@comune.trieste.it
Il campus estivo è curato da Serena
Paganini e Barbara Coslovich,
operatori didattici dei Musei Civici.
VISITA GUIDATA DI PRESENTAZIONE DELL'INIZIATIVA DOMENICA 12 MAGGIO
Museo Revoltella ore 11.30 (dott.ssa Serena Paganini)
giovedì 9 maggio 2013
Si presenta la monografia su Giuseppe Bernardino Bison
A illustrare il volume una storica dell’arte di grande prestigio, Anna Ottani Cavina, Direttore della Fondazione Federico Zeri – Università di Bologna.
Interverranno inoltre
Renzo Piccini, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione
CRTrieste; Maria Masau Dan, Direttore del Museo Revoltella e dei Civici Musei
di Storia ed Arte di Trieste; Giuseppe Pavanello, curatore della Collana d’Arte
della Fondazione CRTrieste e co-autore del libro assieme ad Alberto Craievich e
Daniele D’Anza. >>>domenica 5 maggio 2013
Un ricordo di Bruno Chersicla

Bruno Chersicla, uno dei più originali e popolari artisti triestini della generazione che ha esordito alla fine degli anni cinquanta, è morto il 3 maggio a 76 anni. Il Museo Revoltella gli ha dedicato, tra il '97 e il '98, una grande mostra antologica che ripercorreva quattro decenni di attività. Vogliamo ricordarlo con il breve profilo che apriva il catalogo.
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"Anche se dopo trent’anni vissuti a Milano è difficile per Bruno Chersicla definire con sicurezza la sua identità (come ha detto lui stesso in un’intervista) per gli altri è abbastanza facile capire, dalle sue parole, dall’attaccamento al vecchio studio di San Giacomo, dai temi delle sue sculture (“La bora”, “Arco di Riccardo”, “Svevo”, “Saba”...) e da molte altre cose, tra cui anche l’entusiasmo che ha accompagnato la preparazione di questa mostra al Museo Revoltella, che il legame con la sua città resta fortissimo e non è alimentato solo da affetti o semplice nostalgia, ma si collega ad un capitolo importante della sua storia di artista e a un’impronta culturale che tuttora costituisce una delle direttrici fondamentali del suo percorso creativo. >>>
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"Anche se dopo trent’anni vissuti a Milano è difficile per Bruno Chersicla definire con sicurezza la sua identità (come ha detto lui stesso in un’intervista) per gli altri è abbastanza facile capire, dalle sue parole, dall’attaccamento al vecchio studio di San Giacomo, dai temi delle sue sculture (“La bora”, “Arco di Riccardo”, “Svevo”, “Saba”...) e da molte altre cose, tra cui anche l’entusiasmo che ha accompagnato la preparazione di questa mostra al Museo Revoltella, che il legame con la sua città resta fortissimo e non è alimentato solo da affetti o semplice nostalgia, ma si collega ad un capitolo importante della sua storia di artista e a un’impronta culturale che tuttora costituisce una delle direttrici fondamentali del suo percorso creativo. >>>
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